la nuova privacy di whatsapp spinge signal

La storia di Signal e WhatsApp, spiegata bene

di Alexander Quarella

A inizio anno, WhatsApp ha pubblicato un aggiornamento ai termini e all’informativa sulla privacy. Allo stesso tempo, i download di Signal sono schizzati alle stelle. Cos’è successo?

Complici alcuni servizi e articoli che hanno trattato il tema in modo superficiale, il giusto interrogativo “Che novità è questa?” si è presto tramutato in un allarme quasi incontrollato.
WhatsApp, ormai, si intreccia profondamente con la quotidianità di ognuno di noi. Vale la pena, quindi, di approfondire il discorso e ripassare i momenti salienti da gennaio ad oggi; anche perché il clamore, così come le informazioni a riguardo, sono decisamente calati.

“Perché tanto allarme per un avviso su WhatsApp?”

Potremmo chiederci il motivo del rumore suscitato da una informativa che, per certi versi, è simile ad altre che accettiamo quasi quotidianamente su altri servizi online.
In effetti, quello su WhatsApp, è stato un avviso un po’ diverso dal solito, soprattutto quando ci comunica che: “dovrai accettare i nuovi termini per continuare a utilizzare WhatsApp”.

Così cominciavano i discutibili auguri di "Buon Anno" che WhatsApp ha riservato ai suoi utenti. Anche i tempi non sono stati scelti con lungimiranza!
Così cominciavano i discutibili auguri di “Buon Anno” che WhatsApp ha riservato ai suoi utenti. Anche i tempi non sono stati scelti con lungimiranza!

Quindi tre miliardi di utenti si sono improvvisamente trovati di fronte a una scelta “tutto o niente”: o accettate i termini o vi vietiamo di utilizzare uno strumento che è alla base delle vostre relazioni sociali.
Una comunicazione sicuramente non facile, ma infelice per tempi e modi
e che prevedibilmente ha suscitato forti reazioni.

WhatsApp: la privacy è davvero in pericolo?

Chiarito il motivo del diffondersi dell’allarme, un po’ tutti abbiamo cominciato a chiederci:

“Dovrei accettare?”
“Ne ho sentite molte su Facebook ultimamente, non è che adesso questo rappresenta una minaccia anche per me?”

Io, per esempio, ho chiuso senza dare una risposta.

Già durante le prime ore dopo la comparsa dell’avviso, però, si potevano trovare approfondimenti autorevoli, come quello de Il Sole 24 Ore.

In sintesi, uno dei motivi che ha spinto Facebook ad acquisire WhatsApp è proprio quello di ottimizzare la raccolta dei dati personali e favorirne lo scambio tra le sue applicazioni (tra le quali, ricordiamolo, figurano anche Messenger e Instagram).
Una prassi che sta sempre più attirando l’attenzione di un gran numero di organi regolatori. L’avviso, quindi, nasce dall’esigenza di Facebook di tutelarsi, dettagliando una pratica in larga parte già in atto.
Già in prima analisi, quindi, non cambierebbe granché, se non per un implicito allargamento dei soggetti terzi autorizzati all’uso dei dati personali (ma di questo parleremo tra un attimo).
Per noi europei, in realtà, il discorso è molto diverso.
Il tanto odiato GDPR, infatti, già oggi ostacola certi meccanismi, attuabili invece altrove. WhatsApp, non può scambiare dati commerciali di utenti europei con Facebook, né potrà farlo qualora accettassimo i nuovi termini.

Il GDPR, visto con un po' di diffidenza sin dal suo debutto, è uno strumento molto utile anche quando non ce ne accorgiamo. I nuovi termini di WhatsApp ne sono un esempio lampante.
Il GDPR, visto con un po’ di diffidenza sin dal suo debutto, è uno strumento molto utile anche quando non ce ne accorgiamo. I nuovi termini di WhatsApp ne sono un esempio lampante.

Ora che siamo tutti più tranquilli, vediamo cos’è successo poi.

Signal: davvero un Tweet può mettere in crisi WhatsApp?

In risposta all’avviso di WhatsApp, si sono moltiplicati innumerevoli articoli (anche di testate blasonate) tipo “Le 5 migliori alternative a Whatsapp”, “Cosa usare dopo WhatsApp”, ecc…
Questo proliferare di “speciali” in cerca di un’alternativa passavano implicitamente il concetto che ormai WhatsApp fosse cosa vecchia.
Era tempo di cambiare!

In questo contesto, in cui tutte le altre app di messaggistica se la stavano giocando alla pari, appare questo Tweet:

Davvero non sai chi è Elon Musk? (Wikipedia)

Due semplici parole dell’uomo più ricco e, a quanto pare, più influente del pianeta Terra, per innescare un vero terremoto mediatico.
Nel giro di poche ore, Signal è sulla bocca di tutti, difficile trovare un quotidiano o sito in cui non se ne parli!

L’onda lunga non riguarda solo l’aumento di download di Signal (e simili); anche WhatsApp procede con un clamoroso dietrofront e ritira il messaggio di modifica delle condizioni, con la promessa di riproporlo più avanti con qualche cambiamento. Era inizio gennaio e, in effetti, da inizio marzo dovreste aver visto qualcosa sui vostri schermi… ma ci arriveremo.

“Va bene, ma cos’è Signal? In cosa è diverso da WhatsApp?”

Primo: Signal è un programma di messaggistica e in questo senso (mandare messaggi a qualcuno della tua rubrica) è esattamente come WhatsApp.
Secondo: Signal, a inizio anno, nel momento della sua esplosione, era decisamente molto meno cool (sfizioso) di WhatsApp, con meno opzioni e meno “carino”.
Faceva quello che prometteva, punto.
Tanto che, dopo il successo ottenuto, ha dato il via ad una serie di aggiornamenti per rimettersi un po’ al passo coi tempi.

Per intuire un po’ come fosse, basta dare un occhio alle nuove migliorie: possibilità di inserire sfondi, di specificare il proprio stato personale, di inserire stickers nei messaggi, ecc…
Insomma, da questi dettagli possiamo intuire che l’ispirazione di Signal non è mai stata l’estetica, al contrario, il focus è al 100% sulla sicurezza.
In questo eccelle e per questo Elon Musk l’ha suggerita, non per le faccine divertenti.

Si può “misurare” la sicurezza di un’app di messaggistica come WhatsApp o Signal?

C’è un motivo per cui i maggiori esperti di informatica ritengono Signal l’app di messaggistica più sicura, anzi due!
Il primo è il sistema crittografico che protegge le conversazioni, il secondo è che l’app è studiata per ridurre al minimo la raccolta dei dati personali dei fruitori. Quindi oltre a adottare un sistema di crittografia end-to-end, Signal, a differenza di altri, non salva nemmeno i dati sulle conversazioni (come orari, il luogo in cui eri quando chattavi o con chi hai parlato, per esempio)

Signal utilizza la crittografia end-to-end ovvero un sistema che rende visibili le conversazioni solo al mittente e al destinatario. Nemmeno il gestore dell'app le può vedere.
Signal utilizza la crittografia end-to-end ovvero un sistema che rende visibili le conversazioni solo al mittente e al destinatario. Nemmeno il gestore dell’app le può vedere.


Ci sono tanti altri fattori di garanzia meno noti: l’azienda che sta alla base di Signal è senza scopo di lucro, è programmata fin dal 2013 da un gruppo di attivisti della privacy ed esperti in crittografia e tra i fondatori/finanziatori figura anche l’ex creatore di WhatsApp.

“Ma perché non ne ho più sentito parlare fino ad oggi? Perché adesso si parla di 15 maggio?”

Come accennato poco fa, visto il clamore suscitato dalla comunicazione di inizio anno, WhatsApp ha deciso di correre ai ripari. Ha ritirato il messaggio e rinviato l’entrata in vigore dei nuovi termini dall’8 febbraio al 15 maggio, con un impegno in più:

È nostra responsabilità spiegare questi aggiornamenti in modo chiaro

presa di responsabilità e dichiarazione di intenti reperibile sulle FAQ relative alla privacy

Per questo le acque si sono calmate e ogni tanto, nella lista delle conversazioni, dovreste aver visto apparire un banner con un piccolo approfondimento e tutto fa pensare che altri ne arriveranno da qua al 15 marzo.

In tutti questi mesi è emerso qualcosa di più?

In effetti a leggere le nuove FAQ, i comunicati e immagini del genere:

… vien quasi da pensare che: “Vabbeh, alla fine non cambia niente”. Anzi porremmo quasi concludere che Whatsapp abbia fatto qualche passo in avanti in merito alla sicurezza e alla privacy. In effetti, se da una parte è vero, dall’altra, ovviamente, Facebook non è qui per fare beneficienza a nessuno.

Quindi se la comunicazione di Facebook è stata molto confortante per quel che riguarda le chat e i gruppi privati, diventa un po’ meno immediata quando si tratta di spiegare come funziona quando intervengono terzi (che era anche il punto meno chiaro già a gennaio). Insomma in questo caso, niente infografica (per ora).

Leggendo le FAQ e cercando in giro, però, si può scoprire qualcosa di interessante.
C’è una differenza macroscopica tra le conversazioni tra privati e quando questi scrivono alle aziende. In questo senso qualunque comunicazione che intraprendiamo con un account aziendale WhatsApp Business essenzialmente è “aperta” ad altri.

UPDATE: ecco come vi viene segnalata una chat con un account aziendale, quindi potenzialmente accessibile da terzi.

“Ok, no. Questa parte non l’ho capita molto bene.”

Proviamo a spiegare tutto in modo un po’ più semplice, con un esempio piuttosto utilizzato in questi giorni.
Ipotizziamo di essere una compagnia aerea di servizio su Linate.
Per un certo motivo l’aeroporto si blocca per un giorno intero.
I miei clienti, giustamente allarmati, mi scrivono su WhatsApp Business per essere aggiornati.
Viene semplice immaginare quanto un carico di lavoro del genere sia eccessivo da parte nostra, che ci eravamo strutturati per gestire un numero di comunicazioni quotidiane assai inferiore.
Quindi per erogare un servizio di qualità chiederò aiuto a Facebook, che tra i suoi servizi ha quello di supportarmi a gestire questa situazione, e quindi deve accedere, e far accedere anche altri, ai messaggi che ho ricevuto.

Ecco, questo esempio mette in evidenza il lato più “virtuoso” della questione. Facebook stessa specifica che l’accesso può avere anche finalità di marketing, ma chiarisce, se ancora c’era qualche dubbio, che:

la messaggistica con le aziende è diversa dalla messaggistica tra privati

fonte: FAQ WhatsApp

quindi, se nel secondo caso, la privacy è garantita a buoni livelli, quando comunichiamo con aziende che potrebbero voler collegare il loro account Business a servizi terzi di Facebook, la situazione cambia radicalmente.

C’è però un aspetto positivo. Pare che questo tipo di conversazioni saranno contrassegnate in modo evidente; niente di particolarmente nascosto o truffaldino, quindi.

“Ma alla fine, Signal è davvero la più sicura? E’ la scelta migliore se voglio cambiare WhatApp?”

Se in generale è difficile ragionare per assoluti, è ancora più difficile farlo quando si parla di sicurezza informatica. In particolare se si tiene conto del famoso detto “l’unico computer (ma diciamo anche cellulare) sicuro al 100% è un computer spento”!

Quello che si può dire è che Signal rappresenta un’eccellenza in termini di sicurezza, ma vale la pena chiedersi: è davvero quello che ci serve?

Non per sminuire la sicurezza e la privacy di ognuno di noi, ma a meno che non ricopriamo ruoli sensibili e importanti per la sicurezza comune o si assuma un ruolo pubblico, è probabile che esistano altri programmi di messaggistica che rappresentano la giusta via di mezzo tra altissimo livello di sicurezza e praticità d’uso (e funzionalità “sfiziose”).

Conclusioni

In effetti, oltre al tam-tam mediatico generato da quanto detto sopra, il mercato sembra aver eletto un probabile vincitore (o uno “più vincitore” di altri). Un concorrente che si sta facendo strada ormai da anni.
Telegram, infatti, in questo clima di incertezza, ha macinato molti più download di chiunque altro, senza tanto clamore e senza grandi endorsement del multimilionario di turno.
Il motivo? Proprio il “giusto mezzo”. Rappresenta un’ottima alternativa in termini di sicurezza (tanto che il suo uso è bandito in Russia e Cina), eppure ha dalla sua tantissime funzionalità, talvolta anche superiori a quelle di Whatsapp.

Insomma ora dovremmo avere le idee più chiare, sia su cosa è successo con WhatsApp e Signal, sia sul da farsi (ammesso che si voglia fare qualcosa), resta però un problema: se scarico Signal e nessuno dei miei contatti ce l’ha, a chi scrivo?