Già a fine marzo in Italia e a maggio nel resto del mondo, la comunità scientifica aveva preso atto della significativa riduzione di agenti inquinanti nell’aria.

Questa, a prima vista, sembra l’unica buona notizia associata al Coronavirus. Le “cause” sono facilmente riconducibili ai lockdown, insieme alle altre misure restrittive introdotte per ostacolare il diffondersi della pandemia.

I numeri dei gas serra nel 2020

Restava solo da chiarire quale sarebbe stato l’effetto sui gas climalteranti.
A riguardo l’Ispra sgombra il campo da qualunque dubbio: il 2020 vedrà, in Italia, una significativa riduzione dei cosiddetti “gas serra”.

Secondo il rapporto, sulla base delle analisi condotte durante il primo semestre, la proiezione è di chiudere l’anno con un -7,5% rispetto al 2019.
Le riduzioni più significative sono state quelle associate al consumo di energia elettrica e riscaldamento (per la chiusura totale o parziale di uffici e attività commerciali) e quella associata ai trasporti (-13,3%).

Le conclusioni

Purtroppo questa è poco più di una boccata d’aria. La riduzione dei “gas serra” non è attribuibile a cambiamenti strutturali dei consumi, bensì è l’effetto di una contingenza.
In pratica, senza modifiche alla base, tecnologiche e comportamentali, il dato è destinato a risalire non appena la pandemia si avvierà ad una risoluzione.

In questo senso l’attenzione è rivolta agli aiuti in arrivo dall’Europa, buona parte dei quali dovranno essere reinvestiti in iniziative ambientali.

Prima di guardare all’esterno è importante ricordare che, già a partire da oggi, ciascuno di noi può contribuire ad un serio miglioramento delle condizioni ambientali, ad esempio introducendo in modo stabile lo smart working in azienda: uno strumento che consente di limitare la portata degli imprevisti, migliorare la produttività aziendale e…
last but not least, difendere il nostro pianeta.

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